In Francia nel 2017 è stato introdotto il “diritto alla disconnessione” (articolo 55 della Loi du Travail del 2016), una norma che vuole stabilire un confine netto tra l’orario di lavoro e l’iperconnessione tecnologica. La decisione della Francia, ma anche di altri Paesi europei che hanno valutato come fondamentale il diritto alla disconnessione, riflette una crescente consapevolezza dell’importanza di separare la vita lavorativa da quella personale, soprattutto in un’epoca in cui la tecnologia ci tiene costantemente connessi.
La domanda nasce spontanea: quanto costa, in termini di benessere e produttività, questa continua connessione? E perché diventa così difficile “staccare” davvero?
Un mondo sempre connesso: lavoro, lavoro e ancora lavoro.
Nell’era digitale, la linea di confine tra vita lavorativa e personale è diventata sempre più sfumata. Smartphone, e-mail e piattaforme di messaggistica ci tengono costantemente collegati/e al lavoro, anche al di fuori dell’orario d’ufficio. Questa iperconnessione può sembrare un segno di dedizione, ma in realtà è pericolosa perché può danneggiare sia il nostro benessere sia le nostre prestazioni lavorative.
La continua esposizione a stimoli lavorativi, infatti, impedisce al nostro cervello di riposare e questo porta a una diminuzione della concentrazione e della produttività. Inoltre, la mancanza di momenti di distacco può causare stress cronico, ansia e, nei casi più gravi, burnout.
Questa situazione di “lavoro senza fine” ha un impatto maggiore su chi svolge professioni che richiedono un coinvolgimento emotivo elevato, come medici, insegnanti o assistenti sociali. Attenzione, nessuna categoria professionale è esente dai rischi di questa iperconnessione, perché oggi chiunque può soffrire le conseguenze dell’incapacità di staccare.
La sindrome dell’incapacità di staccare la spina
Il bisogno di essere sempre connessi al lavoro ha dato vita a un disturbo ossessivo noto come sindrome dell’incapacità di staccare la spina. La sindrome ITSO (Inability To Switch Off) è una condizione psicologica in cui il lavoro diventa un pensiero fisso e le preoccupazioni lavorative accompagnano la persona costantemente, anche quando non si trova in ufficio. Le persone che ne soffrono non riescono a “spegnere” il pensiero dal contesto lavorativo, anche nei momenti di svago, e questo porta a una continua condizione di ansia e preoccupazione. Questa sindrome si manifesta con diversi sintomi, tra cui:
- l’ansia per il lavoro arretrato;
- il senso di colpa se ci si prende una pausa;
- la preoccupazione di non essere mai abbastanza produttivi o performanti.
Ci si sente in obbligo a controllare le e-mail e a rispondere ai messaggi anche di notte, durante le vacanze o nei weekend. Il cervello è costantemente sollecitato e non riesce mai a trovare un momento di calma e recupero. La sindrome dell’incapacità di staccare può portare, nel lungo termine, a condizioni di stress cronico, disturbi del sonno e, nei casi più gravi, a forme di depressione e di burnout. Questa incapacità di dedicarsi ad altro, di concentrarsi su hobby e relazioni, compromette anche la qualità della vita sociale e familiare.
Il pensiero di André Gorz: lavorare tutti, lavorare meno
In questo contesto di sovraccarico lavorativo, il filosofo e teorico sociale André Gorz offre una prospettiva alternativa con il concetto di “lavorare tutti, lavorare meno”. Gorz propone di distribuire equamente il tempo di lavoro tra le persone, riducendo le ore di lavoro per ognuno, ma garantendo un’occupazione a tutte le persone. Questo principio ha radici profonde in un’idea di umanità e qualità della vita: diminuire l’orario di lavoro non solo migliorerebbe il benessere individuale, ma permetterebbe a più persone di partecipare al mercato del lavoro.
Secondo Gorz, il lavoro non dovrebbe essere totalizzante, ma uno spazio limitato nel tempo, che lascia la possibilità di vivere pienamente e liberamente al di fuori di esso. Con meno ore di lavoro per persona, ogni individuo avrebbe più tempo da dedicare ad attività personali, sociali e culturali, ritrovando un equilibrio che oggi sembra perso. La prospettiva di Gorz suggerisce che la produttività moderna ci permette già di lavorare meno mantenendo lo stesso tenore di vita, purché l’organizzazione del lavoro si adatti a questa filosofia.
Cosa succede se non stacchi mai dal lavoro
Il cervello umano non è progettato per lavorare senza sosta. Senza momenti di pausa, il cervello non riesce a recuperare le energie necessarie per affrontare le sfide e gestire i carichi cognitivi del lavoro. Ecco alcune delle principali conseguenze della mancanza di distacco dal lavoro:
- aumento dello stress: la continua connessione al lavoro mantiene i livelli di cortisolo, l’ormone dello stress, sempre elevati. A lungo andare, questo porta a condizioni di stress cronico, che può influire negativamente sia sulla salute fisica che mentale, causando sintomi come insonnia, tensione muscolare e persino problemi cardiovascolari.
- riduzione della produttività: nonostante possa sembrare un paradosso, rispondere sempre alle e-mail e lavorare senza mai fermarsi non rende più produttivi, ma meno efficienti. L’assenza di riposo e di un vero distacco diminuisce la concentrazione, la creatività e la capacità di prendere decisioni in modo lucido.
- calante motivazione e insoddisfazione: quando il lavoro diventa un pensiero fisso e non ci si concede mai un vero momento di pausa, si perde anche la soddisfazione di lavorare. Le giornate sembrano tutte uguali e ci si sente intrappolati in una routine senza via di uscita. Questo, nel lungo termine, alimenta la sensazione di insoddisfazione e demotivazione.
- impatto sulle relazioni personali: non staccare mai dal lavoro ci allontana dalle persone che amiamo. Dedichiamo meno tempo di qualità alla famiglia e agli amici, e ciò spesso causa tensioni, isolamento e una sensazione di solitudine crescente. Le relazioni, infatti, hanno bisogno di tempo e attenzione per crescere e mantenersi sane.
Imparare a staccare dal lavoro e cosa fare per evitare il burnout
Staccare dal lavoro non significa semplicemente smettere di lavorare fisicamente; è fondamentale anche permettersi di “disconnettersi” mentalmente. La nostra mente ha bisogno di momenti di pausa per rigenerarsi e ritrovare equilibrio. Ignorare questo bisogno porta a lungo andare al burnout, una condizione di esaurimento psicofisico che rende difficile, se non impossibile, continuare a lavorare con serenità.
Ti lasciamo 3 consigli per imparare a staccare dal lavoro:
- stabilisci confini chiari: imposta un orario oltre il quale decidi di non controllare più e-mail o messaggi di lavoro. La sera e i weekend devono essere momenti dedicati alla tua vita privata. Comunica questi orari anche al tuo gruppo di lavoro per stabilire un confine che rispetti la tua necessità di disconnessione.
- sviluppa una routine di “disconnessione”: crea una routine che segni la fine della tua giornata lavorativa. Questo può includere attività come una passeggiata, una sessione di yoga, la preparazione di una cena rilassante o la lettura di un libro. Queste piccole abitudini segnano la transizione dal lavoro alla sfera privata e aiutano la mente a lasciare andare le preoccupazioni lavorative.
- pratica la mindfulness e le tecniche di rilassamento: imparare a gestire le emozioni nei momenti di pressione aiuta a vivere meglio lo stress. La mindfulness sul lavoro diventa quindi uno strumento potente per migliorare la capacità di affrontare le sfide e approcciarsi al team con una comunicazione assertiva, un approccio utile per distendere i nervi ed eliminare ogni tipologia di conflitto sul lavoro.
Un libro per approfondire

Nel libro Rest: Why You Get More Done When You Work Less, il consulente aziendale della Silicon Valley Alex Soojung-Kim Pang esamina diverse forme di riposo, dal sonno alla vacanza e dissipa il mito secondo cui più lavoriamo duramente, migliore sarà il risultato. Combina una scrupolosa ricerca scientifica con una ricca serie di esempi di scrittori, pittori e pensatori, da Darwin a Stephen King, per sfidare la nostra tendenza a vedere lavoro e relax come antitetici.
Complimenti per aver letto fino alla fine!
Ci occupiamo di scouting di talenti nel mondo STEM e Finance. Se stai cercando menti brillanti scrivici nella sezione aziende. Se cerchi una nuova opportunità di lavoro, compila il form nella sezione persone.



