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Human Stories nasce per restituire voce a chi lavora.
Non ai ruoli, ai titoli o alle etichette da badge aziendale – ma alle persone, con tutto il loro bagaglio di scelte, inciampi, intuizioni e talento. Una rubrica che vuole cambiare il modo in cui si racconta il lavoro: niente copioni da HR, niente gergo levigato da comunicato stampa. Solo storie vere, narrate da chi ogni giorno prende decisioni, affronta imprevisti, costruisce futuro.

Ad aprire il sipario è Alberto Pirovano, che il mestiere del CTO lo ha vissuto davvero, dentro alcune tra le più interessanti start-up italiane. Tra queste, Tramundi, il marketplace dei viaggi organizzati, nato per digitalizzare il mondo delle agenzie di viaggio – in un momento in cui viaggiare era tutto, fuorché semplice.

Alberto Pirovano e il suo ruolo da CTO

Ciao Alberto, siamo felici di averti nella nostra rubrica dedicata ai talenti. Iniziamo subito con la prima domanda. Perché hai deciso di diventare CTO e qual è la motivazione che ti fa amare il tuo lavoro?

Ciao a voi. In realtà non è che l’abbia proprio scelto – diciamo che a un certo punto della mia carriera da ingegnere del software è stato uno sbocco abbastanza naturale. In generale, posso dire che mi ha sempre affascinato l’idea di costruire qualcosa da zero, unendo la mia passione per la tecnologia con la capacità di guidare un team verso un obiettivo comune.
Il bello del mio ruolo di CTO è che non si tratta solo di scrivere codice, ma di avere una visione, prendere decisioni strategiche e vedere un prodotto evolvere concretamente. Quello che amo di più è proprio questo mix di creatività, responsabilità e impatto reale.

Condividi con noi 3 soft skills che pensi siano indispensabili nel tuo lavoro?

Direi:
– Ascolto attivo: capire davvero le esigenze del team, del business e degli utenti è fondamentale.
– Empatia: perché dietro ogni problema tecnico c’è una persona che cerca una soluzione.
– Adattabilità: il contesto startup è dinamico, spesso imprevedibile. Sapere cambiare rotta velocemente è una risorsa.

In un mondo sempre più digitalizzato e legato all’IA, come gestisci l’etica e la responsabilità nel processo tecnologico?

Credo che ogni scelta tecnologica abbia un impatto, anche quando non è immediatamente visibile. Nel contesto IA, per esempio, penso sia cruciale interrogarsi non solo sul “cosa possiamo fare”, ma anche sul “cosa dovremmo fare”. L’etica non può essere un afterthought.

Quali strategie pensi possano rendere il tuo team di lavoro sempre motivato e allenato agli obiettivi aziendali?

La chiave per avere un team motivato è far sentire ogni persona parte integrante della missione. Ho sempre cercato di condividere con chiarezza la visione, valorizzare i risultati (anche piccoli) e offrire autonomia, lasciando spazio all’iniziativa personale. Aggiungerei anche la formazione continua: investire nel crescere insieme è un grande stimolo.

Qual è stata la sfida più grande che hai affrontato come CTO, e come l’hai superata?

La sfida più grande è arrivata durante la pandemia, quando il nostro core business – i viaggi di gruppo – si è letteralmente fermato da un giorno all’altro. Guidare il team in quel momento è stato complesso: non solo per l’incertezza generale, ma perché Tramundi rischiava concretamente di chiudere. Abbiamo dovuto reinventarci in tempi rapidissimi, lanciando una nuova iniziativa imprenditoriale in un settore completamente diverso: il pet food. Spostare un team tech da un dominio all’altro, mantenendo la motivazione e la coesione, è stato impegnativo, ma anche un’esperienza formativa enorme. Abbiamo fatto leva sulla fiducia reciproca, sulla trasparenza e sulla voglia di costruire qualcosa insieme, anche in mezzo alla tempesta.

C’è mai stato un momento in cui hai pensato di voler cambiare il tuo percorso professionale?

Sì, ci sono stati momenti di riflessione. Quando sei immerso in un ruolo ad alta intensità, capita di domandarsi se stai seguendo la strada giusta. Ma in quei momenti mi sono fermato a capire cosa mi motivava davvero, e ho ritrovato la spinta nel creare, nell’imparare, e nell’avere un impatto positivo sul lavoro delle persone.

Per la tua esperienza come si mantiene salda la serenità senza perdere di vista il desiderio di fare carriera?

Credo che la serenità venga dall’allineamento tra ciò che fai e ciò che sei. È facile perdersi nel ritmo frenetico, ma ho imparato a darmi dei confini, a prendermi cura di me stesso e a coltivare passioni extra-lavorative, come la musica e la cucina. La carriera non deve essere una corsa continua: può essere anche un percorso sostenibile, fatto di tappe ragionate. 

Come supporti il tuo team nei momenti di difficoltà o stress?

In quei momenti cerco di essere presente, anche semplicemente ascoltando. Mostrare disponibilità, alleggerire la pressione e aiutare a rimettere le cose in prospettiva può fare la differenza. Spesso, anche solo sapere di non essere soli nel gestire un problema aiuta moltissimo.

Come riesci a far sì che il lavoro tecnico sia anche umano?

Ricordando che per ogni linea di codice serve una persona. Dietro ogni funzionalità c’è un utente con un bisogno, e dietro ogni sistema c’è un team che lo costruisce. Riconoscere questo, e farne il cuore del lavoro tecnico, secondo me è il modo migliore per mantenere l’umanità nel digitale.

Cosa diresti a una persona giovane che sta cercando di costruire una carriera nel settore tech o vuole ricoprire il tuo stesso ruolo di CTO?

Coltiva la curiosità. La tecnologia cambia in fretta, ma la voglia di imparare è l’unico vero superpotere. Non avere paura di fare domande, di sbagliare, di metterti in gioco. E scegli un percorso che ti somigli, non quello che “va di moda”.

Alberto, grazie mille per aver condiviso con HumaVerse non solo delle competenze tecniche preziose, ma anche una visione autentica e personale del ruolo di CTO. La tua disponibilità nel trasmettere la passione per il tuo lavoro è stata fonte di grande ispirazione.

Vuoi raccontarci la tua storia? Scrivici e capiamo insieme se puoi far parte del progetto dedicato alle Human Stories.