Abbiamo già parlato della Generazione Zeta nel mondo del lavoro per condividere con chi ci segue il nostro punto di vista su una generazione proiettata verso un cambiamento dell’ecosistema lavorativo.
È una generazione che ha una relazione complessa con la realtà e il lavoro. Siamo degli head hunter dal pensiero innovativo e abbiamo il dovere di approfondire questa nuova visione e le reali necessità delle persone giovani. Abbiamo deciso di parlarne con un articolo in cui approfondiamo il concetto di capitalismo per far capire meglio le aspirazioni, l’approccio al lavoro e la trasformazione del mercato lavorativo in atto proprio grazie alla Generazione Zeta.
La parola trasformazione non è scelta a caso: la Gen Z sta portando una ventata di freschezza nel mondo del lavoro, con richieste di flessibilità, autonomia e autenticità. Comprendere e adattarsi a queste nuove aspettative aiuta le aziende a sopravvivere nel nuovo contesto economico e permette alla Gen Z di realizzare il proprio potenziale, creando un futuro lavorativo più inclusivo e innovativo. Tre i cambiamenti rilevanti su cui richiede attenzione:
- dare priorità alla qualità della vita: le persone giovani non sono disposte a sacrificare la vita personale per il lavoro. Vogliono un equilibrio che permetta loro di godere delle relazioni, del tempo libero e delle proprie passioni e – cosa fondamentale – non vogliono odiare il lavoro che scelgono perché da quel lavoro ricercano serenità;
- rifiutare il mito del successo: la Generazione Z non aspira necessariamente a una carriera brillante. Il concetto di “carriera dei sogni” è stato sostituito dal desiderio di avere un lavoro stabile, che consenta loro di vivere una vita dignitosa, senza dover per forza eccellere o aderire agli standard tradizionali di successo.
- avere una flessione dell’impegno verso il lavoro: molti giovani vedono il lavoro come un mezzo per vivere, non come una parte integrante della loro identità. Il loro approccio pragmatico riflette una critica silenziosa verso il sistema lavorativo che li ha delusi.
L’impatto dei social media: un mondo immaginario che allontana
Conoscere meglio la Gen Z significa approfondire il mondo dei social media. Se da una parte i social media sono stati uno strumento chiave nella costruzione dell’identità della Generazione Z, dall’altra hanno contribuito a creare una forma di alienazione.
È facile intuire perché. Nei social media si crea un mondo immaginario che non rispecchia la realtà. Questo mondo, fatto di immagini patinate, vite perfette e successi apparenti, alimenta un divario sempre più profondo tra ciò che viene mostrato online e la realtà effettiva vissuta dalle persone. Jacques Lacan ci offre un utile quadro per comprendere questo fenomeno. Lacan parla di una tensione tra il Reale, il mondo effettivo e concreto, e l’Immaginario, ovvero la dimensione costruita attraverso simboli e immagini che creiamo nella nostra mente. I social media alimentano costantemente l’Immaginario, rendendo più difficile per la Generazione Z affrontare il Reale, che appare spesso meno soddisfacente e ricco rispetto alla vita “virtuale” che vedono online.
Questo contesto crea una forma di alienazione: la Generazione Z si trova intrappolata in una dimensione dove cerca una connessione autentica, ma è bombardata da immagini idealizzate e irraggiungibili.
È un processo alienante che non solo allontana le persone dalla loro realtà, ma le distoglie anche da relazioni reali e autentiche. L’immaginario lacaniano si trasforma in una gabbia invisibile, dove i giovani cercano di aderire a modelli irrealistici di bellezza, successo e felicità.
Lacan, quindi, ci aiuta a comprendere come l’immaginario creato dai social media contribuisca a questa alienazione, distaccando i giovani dalla loro realtà e spingendoli a vivere in un mondo virtuale di aspettative irrealistiche.
Il filosofo contemporaneo Slavoj Žižek, approfondisce ulteriormente questa alienazione causata dal mondo digitale. Secondo Slavoj Žižek viviamo in una società sempre più mediata dalle immagini e dal consumo di rappresentazioni superficiali. Nei social media, il desiderio non è di vivere una vita vera e piena, ma di costruire una rappresentazione di sé che risponda alle aspettative altrui, creando un circolo vizioso di alienazione e insoddisfazione. La Generazione Z, immersa in questo flusso continuo di contenuti, cerca autenticità in un ambiente che invece produce alienazione e frammentazione dell’identità.
Il Realismo capitalista di Mark Fisher per comprendere la Generazione Zeta
Il concetto di realismo capitalista di Mark Fisher descrive un mondo in cui il capitalismo è visto come l’unica realtà possibile, ma non come una via verso la felicità o la realizzazione personale. La Generazione Z vive proprio in questa tensione: è consapevole che il sistema capitalista è in crisi, ma è incapace di immaginare alternative concrete. Allo stesso tempo, i social media amplificano questo sentimento, perché fanno percepire un immaginario distorto della realtà che aliena ulteriormente i giovani dalla vita reale.
“Fino a qualche tempo fa mi immaginavo un lavoro solo perché sapevo di dover sopravvivere in qualche modo”
Federica C., 22 anni
La sua idea di lavoro riflette il concetto di realismo capitalista di Mark Fisher, secondo cui il capitalismo è visto come l’unica realtà possibile, ma allo stesso tempo fallisce nel mantenere le sue promesse di felicità e realizzazione.
La Generazione Z non trova lavoro o siamo noi che non sappiamo ascoltarli davvero?
In Italia, uno dei problemi più gravi per la Generazione Z è l’alto tasso di disoccupazione giovanile e la precarietà dei contratti. Questo alimenta un senso di frustrazione e impotenza, riflettendo il fallimento del capitalismo di cui parla Mark Fisher. Le persone giovani sono costrette ad adattarsi a un mercato che non offre loro reali possibilità di crescita e stabilità, il che le porta a esplorare nuove forme di lavoro come il freelancing, le modalità di lavoro ibrido e flessibile e l’imprenditorialità digitale.
Nonostante le difficoltà, la Generazione Z sta mostrando una notevole capacità di adattamento e resilienza. La capacità di navigare il mondo digitale e di trovare nuove opportunità online rende questa generazione flessibile e pronta a reinventarsi, anche in un contesto lavorativo sempre più precario.
Un libro per approfondire

Se vuoi saperne di più sul rapporto tra la Generazione Z e il mondo del lavoro all’interno del quadro del realismo capitalista, leggi Realismo capitalista di Mark Fisher. È un saggio critico che offre tanti spunti di riflessione sul malessere psicologico come conseguenza della società capitalista.
Complimenti per aver letto fino alla fine!
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